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La novella del codice di procedura civile e l’applicabilità al rito contabile e pensionistico della decadenza ed eccezioni tecniche
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La novella del codice di procedura civile e l’applicabilità al rito contabile e pensionistico della decadenza ed eccezioni tecniche

La LEGGE del 14 maggio 2005, n. 80 Delega il Governo per la modifica del codice di procedura civile in materia di processo di cassazione e di arbitrato nonché per la riforma organica della disciplina delle procedure concorsuali. (GU n. 111 del 14-5-2005 ).

La riforma della procedura civile, operata con la Legge n. 80/2005, ha innovato profondamente tutta la materia all’insegna dello snellimento del processo, confermando la linea di tendenza che il legislatore aveva palesato già in materia di procedimento amministrativo con le Leggi Bassanini, prima, e di processo societario, con la Legge n. 5/2003, poi. La novella ha coinvolto sia il processo di cognizione che quello di esecuzione, dando, con l’introduzione dell’art. 70-ter disp. att. C.P.C., la possibilità alle parti di scegliere un rito alternativo da introdurre nelle forme del processo societario.

La novella introduce l’obbligo per il convenuto di richiedere, a pena di decadenza, sin dalla comparsa di costituzione e di risposta le eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio. La norma deve essere applicata, in combinato disposto, con l’art. 166 c.p.c.; pertanto con l’entrata in vigore della novella il convenuto a pena di decadenza deve proporre, depositando la comparsa venti giorni prima dell’udienza di prima comparizione e trattazione, le eccezioni processuali e di merito che intende far valere. Costituendosi oltre questo termine, ad esempio in udienza, eventuali eccezioni di rito o di merito proposte sarebbero tardive e andrebbero, anche d’ufficio, dichiarate inammissibili.

Direttamente collegata con la tematica sopra descritta è quella attinente alla possibilità di applicazione al processo contabile di alcuni principi processuali introdotti con la novella del 1990, in adesione ai principi "chiovendiani" della oralità, immediatezza e concentrazione, quali quello delle preclusioni istruttorie (in base all’ art. 184 del c.p.c.), come innanzi descritto e precisato.

Cade tutta la distinzione fatta dalla contrastante giurisprudenza sulla eccezione di incompetenza per territorio di cui all’art. 38, 2 comma. c.p.c.; d’ora in avanti o l’eccezione è compiutamente proposta in una comparsa depositata nei termini o sarà tardiva e si avrà per accettata la competenza.

L’eventuale controeccezione di rito o di merito andrà dedotta dall’attore nel rispetto dell’art. 183 c.p.c. come modificato.

Si segnala fin d’ora che (attesa la nuova configurazione del processo che impone al Giudice di sciogliere la riserva entro trenta giorni dalla scadenza dei termini per il deposito delle memorie istruttorie e repliche) è probabile che il Giudice designato faccia frequente ricorso alla facoltà di differimento della prima udienza ai sensi dell’art. 168 bis, 5 co. c.p.c. posticipando la data della prima udienza fino a 45 giorni oltre quella indicata dall’attore.

Detto differimento consente al convenuto, ai sensi dell’art. 166 c.p.c., di fruire di più tempo per la costituzione e conseguentemente per la proposizione delle domande riconvenzionali e delle eccezioni processuali e di merito non rilevabili d’ufficio.

Criticabile da parte di vari Consigli degli Ordini degli Avvocati è stata la scelta, di gravare una parte del processo di una decadenza senza che ne benefici in modo significativo la celerità del processo (atteso che l’eliminazione delle udienze di cui all’art. 180 ed all’art. 184 c.p.c. già di per sé garantisce più celeri tempi di svolgimento del processo, mentre la proposizione della eccezioni poteva essere tranquillamente differita alla udienza o se richiesta alla memoria dell’art. 183 c.p.c. senza con ciò ritardare significativamente il processo).

L’attore può promuovere il giudizio allorquando ritiene matura ogni valutazione dei profili della causa, mentre al convenuto restano solo 40 giorni (ma potrebbero ridursi in caso ad esempio di giacenza postale per assenza) per valutare il da farsi, rivolgersi ad un legale e costituirsi facendo valere le proprie ragioni.

L’udienza di prima comparizione precedentemente contemplata dall’art. 180 c.p.c. (vecchia formulazione) non è più prevista in modo autonomo ed è ora accorpata all’udienza di trattazione. Le attività previste nella vecchia udienza di comparizione (i controlli preliminari del Giudice sulla verifica della regolarità del contraddittorio ed eventuale integrazione, sulla rinnovazione o integrazione della citazione o l’eventuale integrazione della domanda riconvenzionale nonché l’eventuale regolarizzazione degli atti del processo o dei vizi attinenti la rappresentanza processuale o la mancanza di autorizzazioni ed infine la verifica sulla regolarità della notifica ai fini della dichiarazione di contumacia) saranno effettuate all’udienza dell’art. 183 c.p.c.

Il Giudice non dovrà più autorizzare il deposito di comparse ex artt. 170/180c.p.c. (vecchia formulazione) o assegnare termini al convenuto per proporre le eccezioni processuali o di merito non rilevabili di ufficio.

Il rinvio operante dalla legislazione della Corte dei Conti alle forme del rito civile trova sicuro fondamento, natura giuridica e giustificazione nella consistenza patrimoniale e finanziaria degli interessi tutelati dalla giurisdizione contabile, con istituti, modalità e forme utilizzate dalla struttura del processo di cognizione e del processo di esecuzione disciplinato dal codice di procedura civile.

Tuttavia, piuttosto che utilizzare formule precostituite, è più semplice e diretta la constatazione della specificità del rito contabile la cui disciplina di diritto singolare segna la propria atipicità dal processo civile, non solo per la peculiarità degli interessi protetti attraverso il valore unificante della sana e corretta gestione finanziaria, ma soprattutto per la essenzialità e laconicità della disciplina processuale, la quale pretende di fondare la propria completezza di sistema mediante un rinvio aperto e dinamico alle norme ed ai termini della procedura civile in quanto siano applicabili e non siano modificati dalle disposizioni del regolamento di rito (art.26 r.d. 1038/1933 regolamento di procedura per i giudizi innanzi la Corte dei Conti).

La configurazione delle regole proprie del rito contabile nei procedimenti contenziosi è,dunque, mediata dal riconoscimento al codice di procedura civile del valore di legge generale immediatamente applicabile, ma solo con criterio di sussidiarietà perché il rinvio dinamico contiene anche la clausola di salvaguardia in favore delle norme particolari e derogatorie le quali nell’ordinamento della Corte dei Conti prevalgono su quelle del rito civile.

Il rinvio aperto e dinamico al codice di procedura civile non è quindi immediatamente recettizio, poiché l’applicazione della disciplina di diritto generale deve essere preceduta da un giudizio di compatibilità con il rito contabile per la carenza di norme speciali o derogatorie, dotate di efficacia prevalente.

Per una diversa opzione interpretativa, dato che per l’art. 26 del Regolamento di Procedura per i giudizi innanzi la Corte dei conti, approvato con R.D.13.8.1933 n.1038, l’applicabilità nel giudizio contabile delle norme di rito civile sarebbe subordinata ad una valutazione di compatibilità, le norme sull’istruttoria del processo civile potrebbero ritenersi non compatibili nell’ordinamento processuale contabile. Secondo tele orientamento non si saprebbe davvero quali regole applicare data l’estrema lacunosità della disciplina regolamentare. Inoltre ad una siffatta conclusione sembrerebbe ostare anche la lettera dell’art. 15 del Regolamento secondo il quale la Corte può disporre l’assunzione di testimoni e ammettere gli altri mezzi istruttori,che crederà del caso stabilendo i modi in cui debbono svolgersi ed applicando per quanto possibile, le leggi di procedura civile.

Ai sensi dell’art.420 c.p.c. nell'udienza fissata per la discussione della causa, che nel rito pensionistico della Corte dei Conti coincide con quella fissata dal Giudice Unico delle Pensioni (prima dal Presidente della Sezione) ai sensi dell’art.6, comma 3, del D.L. 15 novembre 1993, n.453, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n.19, il giudice ammette i mezzi di prova già proposti dalle parti e quelli che le parti non abbiano potuto proporre prima (da ciò deriva l’ineluttabile applicabilità dell’art.414, nn.3 e 5, c.p.c., norma in parte, peraltro, già di per sé riproduttiva delle disposizioni vigenti in tema di forma della domanda per i ricorsi pensionistici innanzi alla Corte dei Conti), se ritiene che siano rilevanti, disponendo, con ordinanza resa nell'udienza, per la loro immediata assunzione.

A tale orientamento sembra volere aderire quella parte della giurisprudenza che già, sul piano delle domande e delle eccezioni, ha affermato come, secondo il nuovo rito pensionistico introdotto con la legge 21 luglio 2000, n.205, vada ritenuta inammissibile l'eccezione di prescrizione formulata per la prima volta in occasione dell'udienza pubblica (Corte dei Conti, Sez. Giurisdiz. Molise, 16/01/2001, n.2; contra Sez. Giur. Emilia-Romagna, 13/11/2000, n.2079) e che le domande introdotte con la memoria difensiva prodotta in prossimità dell'udienza di discussione, in quanto non contemplate nell'originario ricorso ed introducenti autonome questioni e temi d'indagine, sono da qualificare quali nuove ed inammissibili in quanto in contrasto non solo con il principio del contraddittorio ma anche con il principio di speditezza del processo quale espresso nelle norme del rito del lavoro, ora applicabili al rito del giudice unico delle pensioni in virtù della legge n.205 del 2000 (Corte dei Conti, Sez. Giurisdiz. Basilicata, 08/02/2001, n.24).

Nel rito del lavoro sia l’attore che il convenuto sono, quindi, tenuti, a pena di decadenza, a specificare nei rispettivi atti introduttivi della controversia i mezzi di prova dei quali intendono avvalersi, senza che sulla decadenza già verificatasi potesse influire l’eventuale successiva fissazione di una nuova udienza, disposta dal giudice senza la concessione del termine per il deposito di note difensive ai sensi del sesto comma dello stesso art.420 c.p.c. (Cass. Civ. Sez. lavoro, 21 gennaio 1993, n.420).

Avv. Antonio Melillo


 


 

 

 

 

 

 

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