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Magistrato
Il termine magistrato, che oggi
designa, a livello popolare, colui che lavora nell’amministrazione
della giustizia (ovvero giudici e pubblici ministeri), è in realtà
un termine antichissimo, che risale all’epoca della Repubblica di
Roma antica.
Infatti all’epoca il termine
“magistrato” (da magis, ovvero superiore alla norma) indicava
qualcuno che lavorava per governare lo Stato romano, ovvero colui
che compiva l’azione della “magisterare”, ovvero di governare.
Doveva essere una persona capace di lavorare per il benessere della
comunità, senza dunque curarsi delle priorità personali.
Tutte le cariche della repubblica
romana, dal console al tribuno della plebe, passando per il pretore
(un termine recuperato anche nell’ordinamento italiano in epoca
moderna) era dunque un magistrato.
Attualmente, con il termine
magistrato, serve per designare coloro che seguono una carriera
burocratica nell’amministrazione della giustizia. Solitamente si
dice che i lavoratori di questo ambito fanno parte della
magistratura.
Ovviamente essere magistrato, e
quindi dover decidere del comportamento delle persone, necessita,
come nell’antichità, essere al di sopra delle parti, senza
parteggiare né per la parte lesa né tantomeno per l’imputato.
Per lavorare in questo settore è
necessaria una formazione universitaria specializzata nella
giurisprudenza. Al termine del percorso universitario, per entrare a
fare parte dell’organo della magistratura, è necessario effettuare
un corso di 6 mesi presso una delle cosiddette “Scuola Superiore
della Magistratura” (SSM). In Italia ne esistono 3 di questi
particolari organi scolastici, ovvero: uno a Bergamo per Valle
d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Friuli
Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna; uno a Firenze per Toscana,
Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise e Sardegna; uno a Benevento
per Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia.
In ogni caso, una volta che un
soggetto riesce a divenire un magistrato e quindi entrare in
servizio, ha l’obbligo di aggiornarsi ogni 5 anni, a partire dal
momento dell’assunzione, presso una delle 3 sedi della SSM.
Appena assunto, un uomo che
desidera seguire la carriera nella magistratura, diviene un Uditore
giudiziario. In questo ruolo passa i primi 18 mesi a fare un
praticantato al servizio di un Magistrato più anziano, dopodiché può
agire da solo. Debbono passare almeno 2 anni dal tirocinio prima che
l’Uditore possa venir nominato Magistrato di Tribunale. In questo
ruolo ci si resta minimo 11 anni, dopo i quali si può divenire
Magistrato di Corte d’Appello. Dopo sette anni alla Corte d’Appello
è possibile essere nominato Magistrato di Cassazione. Anche in
questo ruolo la permanenza minima è otto anni, passati i quali si
può ottenere l’idoneità per essere promossi alle funzioni direttive
superiori. I vari passi avanti nella carriera di un magistrato
vengono sanciti dal Consiglio Superiore della Magistratura, dopo
aver ascoltato il parere del Consiglio Giudiziario competente.
Nell’ordinamento utilizzato anche
qui in Italia, la magistratura ha un’indipendenza propria rispetto
al Parlamento e alla volontà popolare. Ha strutture proprie tra i
quali spesso compare un organo di autogoverno dei magistrati. In
Italia questo ruolo viene occupato dal Consiglio Superiore della
Magistratura. Ricordiamo che l’indipendenza della Magistratura dal
potere Esecutivo e Legislativo è sancito dall’articolo 104 della
Costituzione.
La magistratura, ovviamente, si
occupa di ogni angolo dell’arco giurisdizionale: ovvero si parla di
argomenti e decisioni che riguardano l’ambito civile, quello
costituzionale, quello penale, quello amministrativo e tributario e,
in casi particolari, in quello militare.
Nell’ambito della gestione della
giustizia in senso lato esiste ovviamente la distinzione tra coloro
che si occupano di indagare, ovvero gli inquirenti e coloro che sono
giudicanti.
Negli Stati organizzati, come
l’Italia, nel cosiddetto “civil Law” fanno parte della magistratura
anche coloro che gestiscono le indagini e che poi passano a lavorare
per organizzare la pubblica accusa durante il procedimento in aula.
In Italia, dunque, per essere maggiormente chiari, il magistrato è
colui che conduce un processo in tutte le sue fasi, dal reperire
delle prove con l’indagine per proseguire con i vari livelli di
giudizio.
Nell’organizzazione statale del
“Common Law”, gli inquirenti fanno parte esclusivamente dei corpi di
polizia, i quali sono nettamente separati dagli organi giudiziari.
Ovvero in questo ordinamento i magistrati hanno un compito
esclusivamente giudicante.
In Italia abbiamo diverse forme
di magistrati:
Da questa
prima e sommaria divisione riusciamo a comprendere quanto sia
complicato occupare il ruolo di magistrato, in quanto bisogna sia
saper seguire e condurre una indagine, fatto che comporta la
necessità di saper conoscere e utilizzare le varie tecniche usate
per recepire le prove, sia saper gestire, nella maniera più
obbiettiva possibile una udienza, studiando dunque casi simili
giudicati precedentemente. |